Distanza tra isola e cucina: qual è la scelta migliore?

La distanza tra isola e cucina influisce in modo diretto sull’organizzazione, sulla praticità e sul comfort degli spazi della stanza in cui si preparano i cibi.
Quando si sceglie di inserire un’isola , è importante considerare come questa dialogherà con il resto dell’arredo e quali sono le proporzioni ottimali che permettono alle persone di muoversi con naturalezza tra i vari mobili e complementi d’arredo.
Che cosa bisogna sapere sulla distanza tra isola e cucina?
Quando si progetta una cucina con isola, uno degli aspetti più importanti da valutare è proprio la distanza che intercorre tra l’isola centrale e i pensili e i mobili da appoggio che costituiscono la struttura di base della stanza.
L’isola, sia quando è al centro della cucina sia quando è leggermente decentrata, caratterizza lo spazio e influisce in modo diretto sulla funzionalità della location. Di riflesso, garantire la comodità di utilizzo quotidiano e la corretta percezione degli spazi è essenziale. E in questo la distanza con i mobili svolge un ruolo determinante!
In linea di massima, la distanza minima consigliata tra isola e cucina è di circa 90 cm. Questo spazio è sufficiente a consentire il passaggio agevole di una persona, e permette di aprire in maniera agile eventuali ante, cassetti o sportelli degli elettrodomestici. Insomma, è uno spazio che evita di creare ingombri.
In cucine più ampie o nelle quali si prevede di avere ante sia nell’isola sia nei mobili a parete, si può allargare questo spazio arrivando fino a 120-130 cm. Una disposizione di questo tipo, più ariosa, risulta ideale anche quando si vuole lavorare in due contemporaneamente. È ottima anche quando si ha l’intenzione di installare un’isola funzionale che integri il piano cottura o il lavello.
Qualche altra osservazione sulla distanza tra isola e cucina? Anche nelle cucine più grandi, è comunque sconsigliato superare i 150 cm di distanza. Come mai? Perché uno spazio eccessivo tra isola e cucina rischia di creare una sorta di scollamento visivo tra gli elementi e può compromettere la funzionalità della stanza, rendendo più laboriosa la preparazione dei pasti.
Di norma, rispettare le distanze minime e massime suggerite è bene non solo per garantire un corretto passaggio e spostamenti fluidi, ma anche per migliorare l’ergonomia complessiva dell’ambiente.

Che cosa valutare quando si deve decidere la distanza tra isola e cucina?
Una cucina ben progettata tiene ovviamente conto delle abitudini di chi la vive, delle dimensioni reali dello spazio e delle funzioni richieste all’isola. Proprio per questo, la fase di progettazione riveste un ruolo centrale. In effetti, valutare con esattezza le distanze fin dall’inizio significa ottenere una cucina equilibrata, pratica e armoniosa, cioè capace di unire estetica e comfort in modo duraturo.
Quando si ragiona sulla distanza tra isola e cucina, è sempre fondamentale partire da un’analisi attenta dello spazio disponibile e del modo in cui l’ambiente verrà vissuto ogni giorno. L’ampiezza complessiva della stanza è il primo elemento da considerare. Vuoi una regola? In una cucina di grandi dimensioni, si possono gestire con più flessibilità le distanze. D’altro canto, in spazi più contenuti, è necessario trovare il giusto equilibrio tra la funzionalità e gli ingombri, evitando le soluzioni che penalizzino troppo la libertà di movimento.
Un altro aspetto centrale da valutare è la funzione dell’isola. Un’isola pensata solo come piano di appoggio o come zona snack richiede esigenze diverse rispetto a un’isola operativa che ospita lavello, piano cottura o elettrodomestici. In quest’ultimo caso, le distanze devono essere calibrate con maggiore attenzione, per consentire l’uso simultaneo delle diverse aree.
È altrettanto importante valutare come è organizzato lo spazio intorno all’isola. Per esempio, la presenza di cassetti contenitori, di ante battenti, di colonne attrezzate o di lavastoviglie incide direttamente sulla distanza necessaria per non creare ostacoli.
Bisogna anche tener conto del flusso di lavoro all’interno della cucina stessa. Una buona progettazione deve necessariamente analizzare gli spostamenti quotidiani tra le diverse zone operative, così da rendere i percorsi il più possibile fluidi e intuitivi.
Come organizzare al meglio lo spazio tra isola e cucina?

Quando si passa alla fase operativa, organizzare in maniera funzionale lo spazio tra isola e cucina si traduce in soluzioni capaci di migliorare davvero l’esperienza quotidiana.
Un buon punto di partenza? È l’ottimizzazione del cosiddetto triangolo di lavoro, cioè l’area compresa tra la zona lavaggio, la zona cottura e lo spazio di conservazione dei cibi. Se l’isola è funzionale e integra il lavello o i fuochi, la distanza dalla cucina deve essere sufficiente a facilitare i movimenti e deve ridurre al minimo gli spostamenti inutili.
Diverso è il caso di un’isola che funge principalmente da piano d’appoggio, da area di preparazione o da spazio conviviale. In tal caso, le esigenze operative sono minori e la distanza può essere leggermente più flessibile. Pur restando entro i limiti consigliati per non perdere continuità visiva e funzionale.
È importante ricordare, comunque, che non esiste una soluzione valida per tutti. Infatti, la distanza tra isola e cucina può e deve variare in base al tipo di isola, alle abitudini di chi utilizza l’ambiente e allo stile di vita quotidiano della famiglia.
In alcuni casi, la soluzione migliore potrebbe essere quella di valutare delle alternative. Ci riferiamo alle penisole, alle isole più compatte o alle soluzioni ibride. Questo ha valore soprattutto quando lo spazio è limitato. L’obiettivo finale, nei fatti, non è solo rispettare delle misure standard, ma quello di creare un progetto che abbia una distanza ottimale tra isola e cucina. E che sappia allo stesso tempo unire equilibrio, funzionalità e convivialità.
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